Già visti al cinemino | #5 HOLY MOTORS


HOLY MOTORS

Un film di Leos Carax con Denis Lavant, Edith Scob, Eva Mendes, Kylie Minogue, Elise Lhomeau
Francia, Germania, 2012 | Drammatico, 110′

Santa astinenza: dopo 13 anni a fari spenti, l’enfant terrible (tre chicche tra i 24 e i 31 anni, da Boy Meets Girl a Gli amanti del Pont-Neuf) Léos Carax riaccende il “Motore!” e gira da Dio. Da Les yeux sans visage di Franju (esplicitato con la chauffeuse Edith Scob) alle scimmie di Kubrick, passando per le Alpi di Lanthimos, un mesmerizzante fantareality su e giù dalla limousine, con cambi di marcia e sorpassi sul reale che il coevo Cosmopolis di Cronenberg può solo sognarsi. L’attore Denis Lavant si traveste a genere e soggetto, interpretando più personaggi (Sig. Oscar/banchiere/mendicante/specialista Motion Capture /Sig. Merda/padre/fisarmonicista/killer/vittima/moribondo/uomo di casa), mette un pietoso burka a Eva Mendes e fa volare Kylie Minogue, che ricambia con la chicca Who Were We?.
Carax non invera, inventa: prescinde dal tempo, ovvero dal previsionale, dunque dalla distinzione stessa tra realtà e finzione, e punta tutto sull’inventio, ovvero l’inventario di generi, registri e toni, la scoperta del caso e l’immaginazione al potere. Di fronte al declino (tracollo?) dell’umano, a farla da padrone è il trucco & parrucco e, di più, il congegno, il meccanico: limousine senzienti e parlanti. Eppure, l’affissione Holy Motors ha una O spenta: la nostra bocca, il nostro stupore. E allora si capisce bene Carax, quando sostiene che “il cinema è come un’isola, un’isola bellissima con un vasto cimitero. Quando fai un film, stai creando cinema”. E, “anche se ovviamente non faccio film pubblici, ma privati”, stai ricreando la possibilità di un’isola e di un Robinson Crusoe 2.0, affidato a qualcuno che si conosce bene e che fa bene, benissimo: “Denis Lavant è diventato 10mila volte più bravo di quando l’ho conosciuto la prima volta (Boys Meets Girl, 1984, ndr).
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Già visti al cinemino | #4 E ORA QUALCOSA DI COMPLETAMENTE DIVERSO


E ORA QUALCOSA DI COMPLETAMENTE DIVERSO
Un film di Ian MacNaughton con Michael Palin, John Cleese, Graham Chapman, Terry Gilliam
Gran Bretagna, 1971 | Comico, 85′

Il film non ha una vera e propria trama ma è una raccolta di sketch tra i più riusciti della serie televisiva curata dai Monty Python intitolata Flying Circus. Si va dalla scoperta di uno sconcio vocabolario Inglese-Ungherese, al consulente familiare che concupisce una moglie sotto gli occhi del marito, alla barzelletta così divertente che viene usata dagli alleati come arma contro l’esercito tedesco per i suoi effetti di riso devastante. C’è l’organista nudo, l’intervistatore gay, il concorso per “il borghese più imbecille dell’anno” e mille altre diavolerie targate Python. Irriverenti verso tutto e verso tutti (loro compresi), dissacratori, geniali “nonsensisti”, funanboli della battuta, ma nello stesso tempo sempre dotati del più perfetto aplomb inglese: questi sono i Monty Python.
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Già visti al cinemino | #3 MONTY PYTHON AND THE HOLY GRAIL


MONTY PYTHON AND THE HOLY GRAIL
Un film di Terry Gilliam e Terry Jones con Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones.
Regno Unito, 1974 | Comico, 91′

Re Artù e i suoi prodi cavalieri della Tavola Rotonda, dopo una visione in cui Dio in persona ordinava loro di trovare il Santo Graal, stanno esplorando l’intera Gran Bretagna superando difficili prove per recuperare il sacro calice. Seconda pellicola del gruppo comico inglese, Monty Python e il Sacro Graal è scritto da tutti i componenti dei Python e diretto da due di loro, Gilliam e Jones. Diversamente dall’opera precedente (E ora qualcosa di completamente diverso) però, questo film segue una trama unica, che comunque è una scusa per presentare tante scene comiche anche slegate tra loro. La ricerca del Graal è infatti solo un labile filo conduttore che si snoda tra le disavventure che i vari cavalieri si trovano ad affrontare, e che serve più che altro a dare un ambiente e una caratterizzazione unici a tutto quanto. Prodotto con un budget talmente basso da dover economizzare anche sui cavalli (ma i Python non si sono fatti fermare da queste quisquilie), e nonostante le varie difficoltà dovute alla doppia regia, Il Santo Graal è molto più riuscito del successivo Brian di Nazareth, risultando più compatto e divertente. Le gag non tradiscono il classico spirito anarchico e irriverente del gruppo inglese e sono praticamente tutte memorabili, a partire dalla Granata Sacra (che sarà familiare a tutti i giocatori di Worms Armageddon…) ai Cavalieri Che Dicono “Ni”. Se siete fan dei Monty Python di sicuro questo film l’avrete già visto, in caso contrario rimediate immediatamente.
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Già visti al cinemino | #2 FITZCARRALDO


FITZCARRALDO
Un film di Werner Herzog con Klaus Kinski, Claudia Cardinale, José Lewgoy, Peter Berling, Salvador Godínez.
Germania, 1982 | Drammatico, 158′

Il monologo di Werner Herzog è un’arte a sé. Se la sua quintessenza apocalittica è la conclusione di Aguirre, è in Fitzcarraldo che l’io monologante raggiunge vette di farneticante, inattingibile grandiosità. Film-monstrum per eccellenza, Fitzcarraldo racconta un sogno: quello di costruire un teatro d’opera in piena foresta amazzonica. Dove gli altri cercano caucciù per arricchirsi tra le rapide infernali della foresta, l’irlandese Brian Sweeney Fitzgerald va contro corrente, a versare fiumi di risorse per spostare le montagne e realizzare il suo progetto.
Eppure, Fitzcarraldo viene avvisato:
La giungla è piena d’illusioni, d’inganni, di sogni, di miraggi e demoni.
Ma Fitzcarraldo è un film diversissimo dagli altri realizzati da Werner Herzog con Klaus Kinski: questi è stato solo l’ultima scelta del regista, che aveva pensato a lui per il ruolo, ma l’aveva subito escluso per l’estrema difficoltà delle riprese in Perù che avrebbero messo in difficoltà il fragilissimo equilibrio psicologico dell’attore. Herzog aveva pensato a Jack Nicholson (che definisce “un’isola di lucidità mentale in confronto [a K.K.]”) o a Jason Robards (“che sarebbe stato un protagonista molto diverso”) e, accanto al rôle-titre, a Mick Jagger per un altro ruolo. Kinski fu convocato in effetti solo alla fine, quando il progetto rischiava davvero di fallire.
Continua a leggere: http://it.paperblog.com/fitzcarraldo-di-herzogkinski-io-sono-l-astratto-io-sono-l-incanto-della-foresta-508394/

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PRIMA PARTE
Fitzcarraldo.1982.CD1.iTALiAN.BRRip.AC3.Gamma.PapeeteGroup.avi.mp4 – 433.7 MB
SECONDA PARTE
Fitzcarraldo.1982.CD2.iTALiAN.BRRip.AC3.Gamma.PapeeteGroup.avi.mp4 – 459.2 MB

Già visti al cinemino | #1 GRIZZLY MAN


GRIZZLY MAN
Un film di Werner Herzog.
USA, 2005 | Documentario, 103′

Nella grandiosità dei sogni umani si cela un fondo di ottusità. E nel cuore dell’ottusità brucia un piccolo, inestinguibile delirio: creare un nuovo mondo, fondare una realtà estranea alle regole ricevute e ai limiti imposti, un territorio in cui reale e immaginario si compenetrino così profondamente da renderne impossibile la separazione. È esattamente in questo luogo che Werner Herzog ha piazzato la macchina da presa fin dal suo primo lungometraggio (il prometeico, stupefacente Segni di vita), filmando con febbrile tenacia e ascetico ardore veri e propri paesaggi dell’anima. Ennesima incursione nei territori della megalomania, Grizzly Man non fa eccezione, anche se stavolta non è il cineasta tedesco a portare alla luce immagini mai viste (come aveva fatto nell’immediatamente precedente e bellissimo The White Diamond), ma Timothy Treadwell, protagonista del documentario e artefice del delirio di cui sopra. Per tredici anni, dal 1991 al 2003, Treadwell ha passato le sue estati in Alaska a diretto contatto con i giganteschi grizzly, convincendosi progressivamente di essere il difensore di quella terra e dei famelici orsi.
Continua a leggere: http://www.spietati.it/z_scheda_dett_film.asp?idFilm=1032

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Un cinema per film cult o sconosciuti, nuovi o invecchiati (bene)

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